con gli occhi di Pompeo (prima puntata)

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da qui inizia la storia

 

…Con gli Occhi di Pompeo 

1

Quando sono nato in Sicilia nel 1906 l’Europa sembrava la stessa che era stata per secoli : re, regine e parate.  Ma non durò a lungo, gli eventi mutarono con una velocità ed una violenza senza precedenti. avevo 10 anni e nella casa dei miei nonni a Caltanissetta, la cronaca della storia del secolo la leggevo sulle cartoline che arrivavano dai fratelli di mio padre ,tutti in prima linea.

Spettava a me, il nipote prediletto, leggere a mia nonna la corrispondenza che da quell’inferno arrivava, spetto’ a me leggere della morte di mio zio Alberto , capitano di fanteria caduto sulle montagne del S.Gabriele,, spettò a me leggere della disfatta di caporetto e in quell’ occasione mio nonno che aveva appena perduto un figlio disse che di fronte al lutto della patria cessava il lutto della famiglia, lo disse ed è difficile da credersi lo disse senza un filo di retorica.

La storia della mia famiglia per più di un secolo e mezzo si intreccia con quella del paese., la mia è una famiglia siciliana che ha voluta l’italia, quella di mio padre, discendente da solide tradizioni garibaldine quella di mia madre piccoli borboni di provincia aperta al liberalismo, noti per il loro anticonformismo e la gentile spregiudicatezza popolana che aveva portato l’ava materna la zia Emilia Testa, attrice e femminista, impalmata dal barone castagna di militello, libero pensatore, grande elettore di quella testa calda di mio Zio Napoleone fondatore dei fasci siciliani  e noto deputato , che a tredici anni era scappato di casa per raggiungere Garibaldi.

Mio padre A fine giornata soleva riunire la famiglia per leggere e commentare testi ritenuti indispensabili per l’educazione della mente, uno particolarmente apprezzato era l’autodifesa di nicola barbato, il medico,che insegnava la democrazia e a votare con le mandorle e le noci ai contadini di piana degli albanesi.

Davanti al tribunale che lo processava per la rivolta dei fasci contadini egli disse

“Noi rivoluzionari, noi socialisti, crediamo che verrà un giorno in cui l’uomo non sara’ costretto dal bisogni della propria esistenza ad armarsi di fucile, di cannoni e di codici per andare contro al cosiddetto straniero  o al proprio concittadino Saremo degli utopisti : ma non dimenticate che la bestia uomo  si è distaccata dalla bestia  ed è giunta al punto in cui è proprio per virtù di utopie le quali prima di realizzarsi, destarono disprezzo , ira e persecuzioni contro i poveri sognatori. Certo la nostra propaganda è stata energica e fa rialzare la testa  alla gente che prima andava curva, i contadini non chiedono piu’ l’elemosina  chiedono cio’ che spetta loro di diritto.

Davanti a voi abbiamo fornito i documenti e le prove della nostra innocenza. I miei compagni hanno creduto di far sostenere la loro difesa giuridica. Questo io non credo di fare. Non perché non abbia fiducia in voi, ma è il codice che non mi riguarda. Perciò, non mi difendo. Voi dovete condannarmi. Noi siamo gli elementi distruttori di istituzioni per voi sacre. Voi dovete condannare. È logico. È umano. E io renderò sempre omaggio alla vostra lealtà. Ma diremo agli amici che sono fuori: non domandate grazia, non domandate amnistia. La civiltà socialista non deve cominciare con un atto di viltà”.

Caltanissetta in quegli anni era una città, ricca di umori anticonformisti, intelligente e beffarda  la tenevano all’erta i suoi ferrovieri, i suoi minatori e una irrequieta pattuglia di intellettuali estrosi e combattivi. Tra il 1920 e il 1921, il fascismo batteva alle porte anche nella chiusa città di provincia , E MENTRE IO STUDIAVO CATTANEO E PISACANE le sue squadracce s’imbaldanzavano, scendevano in piazza ed io repubblicano 14enne insieme ad  un gruppetto di accaniti anarchici ,socialisti e comunisti li fronteggiavamo e cominciava  a correre… il sangue, molti miei amici morirono e cominciai ad assistere a molti funerali  anche quello di gigino  gattuso, un mio compagno di scuola.. gigino simpatizzava per i fascisti ,ma io non mi rassegnavo e cercavo di convincerlo A venire con noi, cercavo proprio di catechizzarlo e sono sicuro che ci sarei riuscito ma, disgraziatamente, una sera i fascisti assaltarono il circolo dei ferrovieri , tra quegli squadristi c’era gigino, i ferrovieri reagirono e in quello scontro gigino gattuso fu ferito a morte. Mio zio Napoleone tenne l’orazione funebre, ho SEMPRE CREDUTO che nessun uomo a meno che non sia conservatore retrivo o reazionario per precisi interessi di classe, è volontariamente cattivo, tutti gli uomini , invece sono portati naturalmente ad aspirazioni di libertà e di giustizia e tutti quindi sono recuperabili alla democrazia.

 

alla prossima puntata

 

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