Biografia

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

La biografia originale scritta di suo pugno

Pompeo Colajanni:

Figlio di Luigi e di Sofia Militello, avvocato nato a Caltanissetta il 4 gennaio 1906

Famiglia paterna: Intellettuale di tradizioni mazziniane e garibaldine.

Famiglia materna: Nobile di tradizioni liberali.

Sposato nel 1943 con Angela Caffaratto, maestra elementare figlia di contadini della Val Pellice compagna. Ho due figli.

Nella prima giovinezza militai attivamente nella Federazione giovanile Repubblicana Siciliana svolgendo lavoro di organizzazione e di propaganda nella provincia di Caltanissetta  (che allo comprendeva anche Enna). Dato il il pieno accordo nella lotta contro lo squadrismo e le vecchie cricche locali, con gli elementi più avanzati del socialismo, poi comunisti, e con un battagliero gruppo di anarchici, i miei compagni ed io eravamo qualificati dagli elementi moderati come “repubblicani bolscevichi”.
Seguaci di Cattaneo e di Pisacane più che di Mazzini ( il cui ateismo, come qualsiasi altra idea di trascendenza, era respinto dalla mia mente) fui spinto al marxismo oltre che dallo studio, dalla suggestione della Rivoluzione Russa che mi apparve come avvenimento di portata storia inaudita non solo per il popolo russo, ma per tutta l’umanità. Verso la fine del 1921, in coerenza con la mia mutata posizione ideologica, lasciai la gioventù repubblicana nella quale avevo funzioni direttive e mi iscrissi tra i giovani comunisti della Sezione di Caltanissetta (Via Bannò) . Partecipai alla agitazione per Sacco e Vanzetti. 

Purtroppo tra gli elementi dirigenti vi erano dei massimalisti parolai tra i quali l’avvocato Carmelo Calì (che poi si dimostrò nullo nel periodo clandestino ed oggi, non essendo stato accettato nel partito, è uno dei dirigenti dei socialisti di Caltanissetta).

Con altri compagni, tra i quali il calzolaio Donzella, approfittando dei forti legami di amicizia che mi univano ai repubblicani e agli anarchici guidati dal capotreno Raffaele Frugis, si riuscì a creare nell’azione un fronte comune che a mezzo di squadre d operai e studenti fronteggiò validamente l’offensiva fascista.


In quel periodo tenni numerosi comizi, subii perquisizioni e partecipai a diversi conflitti contro i fascisti.

Nel 1924 per aver reagito alla prepotenza di un funzionario di pubblica sicurezza, in occasione della visita del ministro Lupi, fui arrestato con altri tre compagni.

Il giorno seguente fummo liberati previa diffida da parte del Commissario di P.S. Gueli. Da allora fu intensificata la sorveglianza della P.S. a mio riguardo che durò ininterrottamente fino alla caduta del fascismo.

Durante gli studi universitari feci propaganda comunista tra gli studenti, ma senza più collegamenti con il partito. Nel 1928 mi laureai a Bologna in storia del diritto italiano svolgendo la tesi: La abolizione della servitù della gleba in sicilia?

Chiamato alle armi ed assegnato alla Scuola di Cavalleria di Pinerolo per il corso Allievi Ufficiali, vi svolsi propaganda antifascista, con qualche successo, approfittando del fatto che alcuni elementi aristocratici (Paternò di Sessa, Visconti di Modrone, un Doria di Genova), sprezzavano il fascismo e la aristocrazia ad esso asservita. 

Anche a Firenze,  dove prestai servizio di prima nomina come sotto tenete, svolsi propaganda antifascista tra gli ufficiali del mio reggimento, i Cavalleggeri di Alessandria. Durante questo periodo strinsi relazioni e feci esperienze cospirative che mi dovevano essere poi utilissime nel lavoro militare durante la guerra.

Tornato nel 1930 a Caltanissetta mi diedi all’esercizio della professione forense, prevalentemente come penalista. Posso affermare di non aver tralasciato occasione durante i dieci anni di professione, per esercitare la critica più aperta contro il codice penale di Rocco, contro i sistemi di polizia instaurati da Mori e poi divenuti comuni e tradizionali, contro lo stato accentratore burocratico e poliziesco e in genere contro la società borghese, e di avere, ogni qualvolta prestata la mia opera ah bisognosi senza preoccupazione per il mio compenso.

Sino al 1932 continuai a svolgere propaganda comunista in modo non organizzato. Fui molto aiutato dal compagno Corradino De Cesare, funzionario della Nafta (componente della federazione di Avellino) e da un fervente e valoroso antifascista, Alessandro Dionisi-Vici superiore del De Cesare (purtroppo morto suicida in conseguenza di una malattia terribile che lo tormentava da tempo), per mezzo del quale tentai di stabilire un collegamento con il partito, mettendomi in contatto con antifascisti di Chiaravalle, dove il Dionisi aveva una villa, e di ancona.


A mezzo Dionisi-Dici conobbi una compagna ungherese assai intelligente, moglie di un dottore residente a Roma, che era stato membro, a quanto lei affermava del governo di Belakun.

Verso la fine del 1932 e gli inizi del 1933 insieme con i compagni Nicola Piave, calzolaio, Michele Ferrara, Muratore (rientrato dal confino), Ignazio Raya, contadino di Ravanusa (poi confinato e morto verso il 1940 per malattia contratta al confino), Vito Sferrazza, insegnante elementare, Calogero Boccadutri, zolfataro di Favara, Nicola Arnone, ferroviere di Caltanissetta, Antonio Di Ligami, impiegato e Di Bilio, contadino di Riesi, riuscimmo di nostra iniziativa a riorganizzare il partito a Caltanissetta, Riesi, Favara, Sommatino, Serra di falco, Mazzarino, Ravanusa, Barrafranca, Pietraperzia, Enna, Campobello, Licata, Canicattì, Gela, e in qualche altre località.

Negli anni 33-34-35 insieme con il lavoro di riorganizzazione svolsi un efficace lavoro di penetrazione tra gli studenti con il prof. Luca Pignato (elemento fascista onesto, amico di Pietro Gobetti, convertitosi all’antifascismo verso il 1932) e con il compagno prof. Salvatore Francesco Romano, oggi provveditore agli studi di Agrigento.

Convinto dell’assoluta necessità ed urgenza di un lavoro rivoluzionario nell’esercito e deciso anche a compiere nel corso della guerra stessa qualche gesto clamoroso per scuotere l’inerzia della gioventù italiana, informai i compagni più responsabili della mia determinazione di farmi richiamare nell’esercito. Sopraggiunta l’avventura imperiale intensificammo la propaganda antifascista.


Ma la cosa non riuscì. Intanto presi contatto con le famiglie dei compagni di Palermo arrestati nel 35, Sellerio e Franco Grasso. La questura di Caltanissetta in quel periodo aveva piazzato una spia alle costole della nostra organizzazione. Quattro compagni, tra i quali Sferrazza e Vella furono denunciati. Feci intervenire un vice prefetto mio amico di sentimenti antifascisti, ed i compagni che si comportarono molto bene poterono cavarsela con una diffida. Durante la guerra di Spagna svolgemmo intensa propaganda per sabotare gli arruolamenti dei cosiddetti volontari che il fascismo reclutava tra gli affamati del meridione.

Mi collegai con elementi catanesi antifascisti e specie con il compagno Michelangelo Tignino. Per stabilire un collegamento con il partito e per trovare un passaggio che consentisse di raggiungere la Spagna, presi gli accordi con due compagni di Sommatino (Vendra e Auria) che assicuravano di potere espatriare clandestinamente. Ma i due compagni, pare per una loro imprudenza, furono arrestati alla frontiera italo francese e noi restammo così privi di collegamento.

nel corso della guerra di Spagna subimmo un duro colpo: l’arresto di circa quaranta compagni di Riesi, seguito da invii al confino. Ma la serietà di questi compagni impedì che gli arresti dilagassero e l’organizzazione fu salva.

Nel febbraio 1937 mi recai a Palermo per prendere contatto con Sellerio e Grasso tornati dal confino. Nel 39- 40 si accentua la propaganda. Prendo contatto con Totò Di Benedetto e Pietro Graffeo rientrato dal confino. Intensificammo il lavoro tra i giovani (Gino Cortese, i fratelli Nando e Enzo Russo, Salvatore Contino) e tra gli ufficiali in congedo. Nel 40 intervenuta l’Italia in guerra, decidiamo con i compagni di iniziare un’attività rivoluzionaria nell’esercito, con fine ultimo di distaccare l’Italia dall’alleanza tedesca e di opporci alla guerra fascista. A tal fine chiedo di essere richiamato e questa volta ci riesco.

Stendo la prima rete che comprende giovani ufficiali e soldati, quasi tutti già appartenenti all’organizzazione di partito. Trasferito poi a Canicattì con il mio reggimento cavalleggeri di Palermo ho l’opportunità di entrare in contatto con i reparti della Divisione Assietta e grazie soprattutto all’ufficiale medico Pietro Braga di Aosta e alla sua compagna Bianca Carafa riesco ad ottenere dei risultati buoni. A questo punto la questura di Caltanissetta mi denuncia alle autorità militari per attività rivoluzionarie nell’esercito, per propaganda contro il fascismo, la guerra ed altro. Ma la accusa non è suffragata da prove.


Il comando della sesta armata in data 20 novembre 41 ordina un’inchiesta formale. Grazie all’aiuto del mio colonnello e di altri colleghi ed amici dopo lunga inchiesta, durante la quale continuai il lavoro con aumentato rigore cospirativo, fui prosciolto e poi dal Ministero dichiarato inpromovibilie per ragioni politiche.

Presi contatti con ufficiali dei battaglioni costieri di Sicilia e con amici ufficiali di cavalleria a Roma. Immettemmo nell’organizzazione, grazie al podestà di Catania, avvocato Emanuele Giardina (oggi militante tra i liberali repubblicani dissidenti di Catania), gli elementi del corpo dei Vigili Urbani di Catania e giovani ufficiali catanesi di varie armi. Nel 1942 fui trasferito nei reparti di cavalleria corazzata. Passato alla scuola di motorizzazione a Roma (tre mesi) rafforzai i legami con gli elementi militari romani. L’organizzazione comprendeva soprattutto ufficiali che avevano effettivo comando dei reparti. Il collegamento era tenuto con una corrispondenza convenzionale a base di saluti auguri, eccetera, a mezzo di cartoline militari. 

Intanto tramite Salvatore Di Benedetto l’organizzazione siciliana si era collegata con il partito, e a Roma avevo preso contatto con Mario Alicata. Trasferito a Pinerolo diffusi l’organizzazione che prese il nome di alleanza militare Italia libera (A.M.I.L.), in tutto il complesso di scuole che dipendevano dalla scuola di cavalleria, e grazie al tenente Felice Balbo, il nostro compagno della sinistra cristiana, anche tra gli alpini.

Mi misi in relazione con gli elementi antifascisti locali (avvocato Gallina, oggi socialista e l’operaio Montrucchio).

Il colonnello Mario Lombardo (palermitano) mi aiutò a raggiungere il generale Cadorna, che si unì con il gruppo dei suoi vecchi ufficiali di Savoia a noi, e nella casa del quale strinsi i legami con gli ufficiali della Scuola, colonnello Bertetti, tenente colonnello Mooto, colonnello Thellung, ect.).

Trasferito a Cavour riconobbi il prof. Augusto Monti del partito d’azione, amico della famiglia Pajetta, che mi presentò agli elementi del suo partito a Torino ( in nella casa della vedova Gobetti conobbi Andreis, Scamuzzi ed altri). Mi recai a Boves per legare all’ A.M.I.L. il generale Gustavo Pesenti, che aveva contatti con elementi alpini della sua zona e poi ad Alessandria per collegare il col. di artiglieria Federico Sortino, fervente ed irriducibile antifascista, amato e stimato nell’ambiente della sua divisione.


Collegamenti furono stabiliti con l’aeronautica di stanza in Sardegna con due ammiragli e vari altri ufficiali di marina a Napoli, a mezzo del tenente Contorno, con ufficiali nella zona di Udine, a mezzo del maggiore medico compagno Enrico Berardinone. 

Intanto a Roma Mario Alicata era stato arrestato. Con il pretesto del mio viaggio di nozze nonostante l’aumentata sorveglianza mi recai nella tenuta di Torre in Pietra del conte Carantini, dove fui ospite dell’attivo militante del partito d’azione Vindice Cavallera, potei così venire a Roma eludendo la vigilanza e rafforzarvi l’organizzazione con militari legati al movimento cattolico, tra i quali il Gen. Visconti Prasca ed altri ufficiali di romagna con i quali ci riunimmo in casa di Federico Comandini. Quando in gen. Cadorna assunse il comando della divisione corazzata ariete mi recai a Ferrara, dove egli s’era trasferito. Ma erano stati arresati proprio in quei giorni alcuni ufficiali dell’A.M.I.L. e così presi accordi solo a mezzo del suo ufficiale di ordinanza, perché Cadorna era molto sorvegliato. Scrissi un manifesto per i soldati tedeschi che, tradotto dal povero Leone Ginsburg, fu stampato e diffuso dalla Gobetti. A Cavour conobbi Antonio Giolitti e per suo mezzo Geymonat e Guaida. Potei così finalmente prendere il collegamento con il partito e trovarmi pronto l’otto settembre. 

Per la mia attività partigiana nella zona di Barge del cunese delle langhe e del monferrato vedi notizie precedenti. 

Sottosegretario alla guerra dal giugno 1945.

Roma 8 aprile 1946